Il Parlamento europeo ha recentemente pubblicato la Direttiva (UE) 2023/970 del 10 maggio 2023, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. L132 del 17 maggio 2023. Questa direttiva mira a rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore, concentrandosi sulla trasparenza retributiva e i relativi meccanismi di applicazione. Con l’entrata in vigore il prossimo 6 giugno, gli stati membri avranno tempo fino al 7 giugno 2026 per recepirla.Il legislatore comunitario ha riconosciuto che la mancanza di trasparenza retributiva costituisce un ostacolo significativo nell’eliminazione del divario salariale di genere, che si attesta ancora intorno al 13% nell’Unione Europea nel 2020. L’obiettivo della direttiva è quindi quello di rendere effettivo il diritto alla parità di retribuzione rimuovendo questa barriera attraverso misure concrete e obblighi per le imprese.

DIRITTI E DOVERI INTRODOTTI DALLA DIRETTIVA 2023/970
La direttiva introduce diverse disposizioni volte a garantire la trasparenza retributiva e la parità di genere nei luoghi di lavoro. Alcuni degli aspetti più importanti includono:
- Informazioni sulla retribuzione in fase di selezione: I datori di lavoro sono tenuti a fornire ai candidati informazioni sulla retribuzione iniziale o sulla fascia salariale relativa alla posizione offerta, basandosi su criteri oggettivi e neutri dal punto di vista di genere. È vietato chiedere ai candidati informazioni sulle retribuzioni percepite in lavori precedenti.
- Accesso alle politiche retributive: I datori di lavoro devono fornire ai lavoratori, su richiesta, informazioni dettagliate sulle politiche retributive. I lavoratori hanno il diritto di conoscere i livelli salariali medi per categorie di dipendenti che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore, nonché i criteri utilizzati per determinare la progressione salariale e di carriera.
- Divulgazione del divario retributivo di genere: Le imprese con più di 250 dipendenti devono fornire annualmente informazioni sul divario retributivo di genere all’interno della propria organizzazione, mentre per le imprese più piccole l’obbligo di comunicazione è triennale. Le organizzazioni con meno di cento dipendenti sono esentate da tale obbligo.
- Valutazione congiunta e misure correttive: Se la comunicazione rivela un divario retributivo di genere non motivato da criteri oggettivi e neutrali, pari almeno al 5%, le imprese sono tenute a svolgere una valutazione congiunta delle retribuzioni in collaborazione con i rappresentanti dei lavoratori e ad adottare misure correttive.
- Diritto al risarcimento: i lavoratori e le lavoratrici che hanno subito discriminazione retributiva basata sul genere avranno il diritto di ottenere un risarcimento, compreso il recupero integrale delle retribuzioni arretrate e dei relativi premi o pagamenti in natura.
L’attuazione della direttiva dovrà avvenire entro tre anni da parte di ciascuno Stato membro e richiederà necessariamente un coordinamento con la legge 162/2021, riguardante la certificazione della parità di genere e il monitoraggio delle politiche retributive.
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